Immortalità

Immortalità

Messaggiodi ReLigio il Ven Mar 06, 2009 8:48 pm

Immortalità
Le Religioni, tutte le Religioni, si nutrono della nostra (comprensibile) paura della morte. Cristiani, Islamici ed Ebrei promettono, in modi leggermente diversi l’uno dall’altro, una “vita eterna” dopo la morte. Altre religioni parlano di continue reincarnazioni o di “passaggi” a stati superiori dell’esistenza.

La Scienza, però, inizia a parlare seriamente di una soluzione molto più radicale e, soprattutto, molto più concreta: l’abolizione della morte per via tecnica.

Sconcertante? Assurdo? Impossibile? Vediamo…

Quando?

Ciò di cui stiamo per parlare NON è destinato a noi. Noi moriremo. Anche i nostri figli ed i nostri nipoti moriranno certamente. Non è però detto che siano condannati a morire anche i nostri pronipoti, cioè le persone nate dopo il 2060 - 2070. Come vedremo, è quasi certo che non moriranno mai le persone che nasceranno tra il 2300 ed il 2500.


In altri termini, le tecnologie di cui stiamo per parlare non saranno disponibili prima di qualche decennio ma saranno quasi certamente disponibili entro pochi secoli.

La principale incognita non riguarda la tecnologia. Si è già capito che queste tecnologie diventeranno disponibili tra qualche decennio o qualche secolo. Il problema è un altro: ci sarà ancora il genere umano tra qualche decennio o qualche secolo? Che la nostra specie riesca ad evitare l’auto-estinzione per 30 o 40 anni è quasi certo. Non lo è affatto che riesca ad evitarla per alcuni secoli. La disponibilità di tecnologie pericolose è già adesso molto vasta (bombe atomiche, armi batteriologiche e chimiche, tecnologie inquinanti per l’ambiente, etc…) e lo sarà ancora di più in futuro. Questo, sommato alla natura scimmiesca, irresponsabile e litigiosa che ci caratterizza, crea una miscela molto, molto pericolosa.

Uno sviluppo inevitabile

Forse vi sorprende il fatto che io sia così sicuro della disponibilità di queste tecnologie entro pochi secoli. Se però riflettete un attimo, vi renderete conto che si tratta di una previsione ovvia.

Se voi poteste disporre di una piccola cifra, o di una piccola quantità di tempo da investire nella ricerca scientifica, in quale di questi due “filoni di ricerca” preferireste investirli?

Una tecnologia che potrebbe permettervi, presto o tardi, di vivere di più, meglio o persino vivere per sempre. Se non voi, almeno i vostri figli o nipoti.

Qualunque altra cosa, a vostra scelta.

Sono quasi sicuro che la stragrande maggioranza di voi ha risposto “1” senza pensarci due volte. Il nostro naturale “spirito di conservazione” ci obbliga a farlo. Se applicate questo concetto ai vari centri di ricerca universitari, alle industrie farmaceutiche, ai magnati come Bill Gates e George Soros, potete capire perchè lo sviluppo delle tecnologie per l’immortalità è semplicemente inevitabile: non c’è nient’altro che “paghi” altrettanto per il suo investimento. Non ci può essere nient’altro semplicemente perchè la vita è il bene che precede ogni altro. Se non c’è vita, non c’è nulla. Sconfiggere la morte è quindi il bene supremo e potete scommettere sul fatto che l’Uomo investirà tutti i suoi soldi e le sue energie nel riuscirci.

Immortalità di primo tipo: l’elisir di lunga vita

Il modo più ovvio di ottenere l’immortalità consiste nel fermare il processo di invecchiamento naturale. Gli studi in questa direzione sono iniziati circa trent’anni fa e hanno già cominciato a dare i primi frutti.

Tenete presente che le difficoltà da risolvere sono ancora molto numerose e molto, molto serie. Una per tutte, questa: il processo di invecchiamento naturale è anche un meccanismo di controllo sulla formazione dei tumori. Bloccare questo meccanismo potrebbe voler dire provocare l’insorgenza di una grande quantità di tumori nel paziente.

Nonostante questo, è già chiaro adesso che entro un secolo o due avremo effettivamente questo “elisir dell’eterna giovinezza”.

Immortalità di secondo tipo: il potere della medicina

Restare giovani però non vuol dire vivere per sempre. Basta una malattia od un guidatore ubriaco per mettere fine alla vostra, eternamente giovane, esistenza.

Per superare anche questo problema, è necessario il “potere della medicina”, cioè è necessario essere in grado di riparare un corpo danneggiato ad oltranza. La medicina di cui disponiamo ora è poco più che un giocattolo se la confrontiamo con le sfide che l’aspettano in questo settore ma, ormai lo sappiamo, è solo una questione di tempo.

Una delle capacità che dovrà essere sviluppata per rendere possibile questo tipo di immortalità è quella di generare organi di ricambio. Questa tecnologia è già in fase di sviluppo e dovrebbe arrivare a maturità entro qualche decina d’anni.

Immortalità di terzo tipo: Matrix

Ma c’è anche un altro modo di ottenere l’immortalità: copiare il contenuto della mente umana e depositarlo all’interno di un simulatore. Questa tecnica è stata magistralmente descritta da William Gibson in un bellissimo racconto intitolato “The winter market” ed apparso all’interno della raccolta “Burning Chrome” (“La notte che bruciammo Chrome”).

Si tratta di una tecnica strettamente correlata a quella del Mind Uploading ed a quella di Matrix.

Raggiungere questo risultato è molto, molto più difficile di qualunque altra cosa l’Uomo abbia mai tentato. Uno dei problemi da risolvere consiste nel leggere, salvare su disco e poi scrivere dentro un nuovo cervello artificiale la mente umana. La mente umana è l’insieme di almeno 10^14 -> 10^15 elementi diversi, ognuno rappresentato da una concentrazione di molecole all’interno di una sinapsi. Si tratta di mappare un cervello, ricostruirlo con la stessa struttura e scriverci dentro i valori che aveva l’originale.

Andare sulla Luna è stata una gita fuori porta al confronto.

Tuttavia, gli studi in questa direzione sono già iniziati. Tra l’altro, questa tecnologia è l’unica realmente compatibile con le dimensioni limitate del nostro pianeta, come vedremo tra un attimo.

Immortalità di quarto tipo: i Cloni

Il passo successivo chiude il cerchio: trasferire la vecchia mente in un nuovo corpo. Tutto questo è stato descritto, in modo molto spettacolare, nel film “Il sesto giorno” con Arnold Schwarzenegger.

Qui il problema è quello di creare un nuovo corpo senza però creare un nuovo individuo. Si può pensare a tecnologie di clonazione od a una forma molto avanza di “ingegneria biologica”. In ogni caso, prima di riuscire in questo compito sarà necessario comprendere a fondo la nostra biochimica e la nostra fisiologia. Il livello di conoscenza che abbiamo ora di questi temi, pur avanzatissimo, è del tutto risibile rispetto a quello che ci occorre. Per questo, è probabile che lo sviluppo di questa tecnologia richieda ancora alcuni secoli.

La separazione della nosra individualità (la nostra mente, i nostri ricordi) dal nostro corpo ha delle conseguenze interessanti: la fame, il dolore e la malattia perderebero completamente di significato. Inoltre, sia usando un corpo “fisico” nuovo che limitandosi ad un corpo simulato “a la Matrix”, ognuno potrebbe scegliersi l’aspetto fisoco che preferisce. Avremmo quasi certamente un mondo popolato da cloni di Tom Cruise e Nicole Kidman.

La vita senza la morte

Questo ci porta al punto centrale del nostro discorso: la Vita senza la morte ha delle caratteristiche piuttosto interessanti per chi si occupa di Religione e di Filosofia.

Se non si muore mai, quand’è che “si paga il conto dei propri peccati” o che si “riscuote il credito delle proprie buone azioni”? Ovviamente, l’intero, colossale edificio della Morale Religiosa crolla miseramente sotto il peso di queste tecnologie. Si può ancora sostenere che esiste il peccato ma se diventa possibile rimandare in eterno l’incontro con il Giudice/Creatore, l’intero discorso perde di significato.

In modo simile, perde di significato la riproduzione. Se è possibile vivere in eterno, che senso ha mescolare i propri geni con qualcun’altro per dare origine ad una copia, imperfetta, di sé stessi? La tentazione di mantenere in vita, per sempre, l’originale diventa quasi irrestibile. Meglio, molto meglio continuare a godersela in prima persona. Di conseguenza, scuole, asili, fabbriche di giocattoli e via dicendo perdono di significato.

Una questione di mercato

Lo sviluppo di tecnologie complesse come queste è un processo lento e costoso, che coinvolge ricercatori, industrie, governi, clienti e enti di controllo. Inevitabilmente, queste tecnologie diventeranno disponibili a “step” successivi ed a costi molto molto elevati. Solo i più ricchi potranno accedervi.

A differenza con quello che succede con le automobili, potersi permettere queste costosissime tecnologie ha però un effetto drammatico sulla propria esistenza: coloro che potranno accedervi, in ogni singolo momento della nostra storia, potranno vivere in eterno e gli altri no. Questo vuol dire che coloro che arriveranno per primi al necessario livello di ricchezza otterranno il premio supremo: l’immortalità. Non solo: occuperanno con il proprio corpo e la propria individualità una parte dello spazio e delle risorse disponibili sul pianeta. Dato che il pianeta ha dimensioni e risorse finite, non potrà mai ospitare una quantità infinita di abitanti (almeno, non del tipo a cui noi apparteniamo). Agli ultimi che arrivano, la conquista dell’immortalità potrebbe essere preclusa dalla mancanza di spazio e di risorse.

In buona sostanza: se potete arricchirvi, fatelo.


http://www.uaar.it/news/2008/01/27/immortalita/
Ultima modifica di ReLigio su Ven Mar 06, 2009 8:51 pm, modificato 1 volte in totale.
ReLigio
 

Re: Immortalità

Messaggiodi ReLigio il Ven Mar 06, 2009 8:50 pm

Problemi collaterali

La limitatezza delle risorse del pianeta implica un limite alla quantità di abitanti che può ospitare e quindi al numero di persone che potrà mai accedere all’immortalità, a meno che…

Il primo modo di superare questo limite consiste ovviamente nel popolare altri pianeti. Si stanno già pianificando spedizioni su Marte ed è ovvio che la nostra specie tenterà di popolare altri pianeti, anche molto lontani da noi.

Il secondo modo, più sorprendente, consiste nel liberare l’uomo dal tipo di tecnologia che sta usando attualmente per esistere, cioè dalla sua biologia basata sul carbonio. Si può ipotizzare un corpo in tecnologia allo Zolfo od al Silicio, magari dotato di mitocondri a fusione fredda. Più probabilmente, però, si potrebbe trattare di un nuovo mondo, completamente simulato, simile a Matrix, che ospita al suo interno “corpi” immateriali.

Solo separando l’esistenza “mentale” dalla esistenza “fisica”, infatti, si potrebbe superare veramente il limite di risorse del nostro pianeta.

Artur C. Clarke, l’indimenticato autore di “2001, Odissea nello Spazio” e di molti altri bellissimi libri, aveva ipotizzato addirittura un meccanismo grazie al quale la specie evoluta di “2001, Odissea nello Spazio” aveva “traslocato” le proprie coscienze nella trama stessa dello spazio/tempo, usando una delle 26 dimensioni disponibili per immagazzinare le informazioni che la riguardavano.

Impossibile? Improbabile? Assurdo? Troppo lontano nel tempo? Forse si, ma le implicazioni che queste tecnologie hanno sul nostro modo di intendere la vita ed il mondo sono già chiare adesso.

Per esempio, che farebbero i preti senza la morte? Se si riflette su di questo, si comincia a capire su cosa veramente si basi la loro “autorevolezza” ed il loro potere. Come diceva Freud, comprendere qual’è la reale natura della propria prigione è il primo passo per uscirne. Per questo credo che sia utile “fantasticare” sul tema dell’immortalità.

L’Anima Immortale

Non solo: se cominciate a riflettere sul rapporto che esiste tra noi (coscienza personale) ed il nostro corpo, diventa chiaro anche quale sia in realtà il rapporto tra noi e la nostra “Anima”, tra noi e la “vita eterna”.

L’anima, molto banalmente, è l’insieme di “software” e “dati” presenti nella nostra mente. E’ composta dai nostri ricordi, dalle cose che sappiamo e dal nostro modo di reagire agli eventi. Noi “muoriamo” (come coscienza personale) semplicemente perchè non esiste (ancora) un modo di salvare questo materiale su un CD-ROM. Quello che ci frega, è la mancanza di un sistema di backup. Niente di più. Se fosse possibile “salvare su CD” la nostra mente, potremmo tranquillamente aspettare, seduti dentro il CD, che venga sviluppata la tecnologia necessaria per darci un nuovo corpo ed una nuova vita, “fisica” o “simulata” che sia.

Si può costruire una intera filosofia attorno al concetto di “anima immortale” ma, in buona sostanza, è soltanto una questione di backup.

Potete approfondire l’argomento leggendo questo libro:

Verso l’Immortalità?

di Boncinelli - Sciarretta

Raffaello Cortina Editore

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it




http://www.uaar.it/news/2008/01/27/immortalita/
ReLigio
 



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